Perché è ancora importante leggere Leonardo Sciascia
Oggi Leonardo Sciascia avrebbe compiuto 100 anni. Sciascia (il cui cognome è di origine araba e significa "velo del capo") nacque l'8 Gennaio 1921 a Racalmuto in provincia di Agrigento. Anche Racalmuto deriva dall'arabo (Rahal-maut "villaggio morto"). Insomma già dall'introduzione possiamo viaggiare con la mente a ritroso per scoprire come bella sia la Sicilia e la sua gente. Attraversata da nord a sud, sia ad oriente che ad occidente da tantissimi popoli e culture, i quali ognuno hanno lasciato un qualcosa che ancora oggi mentre parliamo o gesticoliamo rimembriamo. Trascorse l'infanzia tra Racalmuto e Caltanissetta, luogo della sua formazione. Già da giovanissimo si dimostra un lettore precoce e instancabile, scoprendo autori come Diderot, Voltaire, Manzoni. Importante fu la conoscenza con Vitaliano Brancati suo professore al Magistrale, punto di riferimento in quegli anni difficili del fascismo. Lavorò per 8 anni al Consorzio Agrario di Racalmuto e lì conobbe la miseria dei contadini e l'inequità della giustizia "..... il contadino e l'arciprete accusati entrambi di aver sottratto del grano, non subiscono la stessa sorte: al primo viene inflitta una condanna e il secondo viene assolto con la giustificazione che aveva sottratto il grano per darlo ai bisognosi...." Sono episodi che influenzano la vita di Sciascia e che contribuiscono a creare un sincero interesse dell'autore per una realtà politica e sociale che scopre ingiusta e misteriosa e sulla quale si sente di dover indagare. La fine degli anni Quaranta e gli anni Cinquanta vedono uno sviluppo dell'attività letteraria di Sciascia. Iniziano le prime pubblicazioni, nel 1950 e nel 1956. Anni in cui prende la cattedra di maestro alla scuola elementare di Racalmuto, ma che riscuotono un interesse nazionale sulle riflessioni del mestiere dell'insegnante, sulle condizioni di vita degli alunni e del paese in generale dove violenza e sorprusi sembrano avere la meglio. Claude Ambroise, studioso francese che a lungo si occupò di Sciascia e delle sue opere scrisse: " Colpisce la violenza delle parole con le quali descrive la figura di un insegnate di una scuola della Sicilia, come se fosse aggredito da concrete manifestazioni dell'ingiustizia sociale: forse per Sciascia l'ufficio è solo un riparo." Negli anni '60 e '70 vengono prodotti i primi racconti "Il giorno della civetta" "A ciascuno il suo" " Il contesto" "Todo Modo" "Il mare colore del vino". Si intensifica, insomma, l'attività letteraria spinto dalla fiducia dei giovani con i moti Sessantottini e nella speranza di riformare la società con gli strumenti della ragione. Pone le basi per parlare di delitti di mafia, come lo spunto della morte del sindacalista saccense Accursio Miraglia avvenuto nel 1947, impone all'opinione pubblica nazionale il problema mafioso. Nonostante la sfiducia in un reale cambiamento visto il periodo difficile degli anni di piombo, del terrorismo, della strategia della tensione e nei partiti politici nel 1975 Leonardo Sciascia entrò in politica. Consigliere comunale a Palermo con il PCI fino alle sue dimissioni nel 1977 denunciando l'immobilismo dell'amministrazione. Dal 1979 al 1983 parlamentare a Roma con il Partito Radicale: in questi anni partecipa alla Commissione di indagine sul caso Moro (Aldo Moro rapito e assassinato a Roma dalle BR tra marzo e maggio del 1978). L'esperienza diretta lo porta a scrivere testi come "L'affaire Moro" nel quale si esprime a favore di una trattativa per la salvezza dell'uomo di Stato andando contro la linea politica dominante o come "La scomparsa di Majorana", un'indagine sulla misteriosa scomparsa del fisico Ettore Majorana in cui richiama gli scienziati alla responsabilità civile. Entrò in polemica, ad esempio, con il professore Amaldi, per il tono dei suo interventi polemico e suscitatore di polemiche e tale rimarrà per tutti gli anni Ottanta. Morì gravemente malato il 20 Novembre 1989 a Palermo. Le opere di Leonardo Sciascia sono strettamente attuali e legate all'attualità e rimane testimonianza di grande lucidità e rigore intelletuale: partendo dalla complessa realtà siciliana, dove l'autore vive ed è protagonista attivo, egli indaga nella fitta rete dei rapporti sociali e politici, interessandosi di verità pubbliche e verità segrete sostenendo valori quali la libertà, la giustizia, la ragione, dichiarando una profonda fiducia nel valore e nel potere della scrittura. Come se, svanite le occasioni della polemica (il terrorismo, la morte di Moro, la lotta alla mafia, la malagiustizia del caso Tortora e di tanti altri casi), di lui si potessero apprezzare ora senza più scorie l'intelligenza, il senso morale, la libertà intellettuale. Esempio sono le sue ultime opere dai toni dolenti ed accusatori o le lettere e raccolte di interventi giornalistici sulla mafia e sulla giustizia pubblicate post mortem.
Autore:
Gianluca Margiotta

