Occupazione e Coronavirus: Posti di lavoro da reinventare

04.04.2020

C'è chi parla di fine dell'economia (e quindi del lavoro) face-to-face. Intanto l'Organizzazione Internazionale del Lavoro stima almeno 25 milioni di posti di lavoro persi, il Pil italiano che rischia di perdere il 10% in un anno.

Ci sono ancora molti forse, che non consentono di rispondere in modo chiaro sul quando potranno ripartire le aziende, le attività commerciali, i bar, i negozi, i ristoranti, le pizzerie, insomma, il cuore pulsante dell'economia del nostro Paese. Troppe date forfettarie, chi parla del 14 aprile, chi di maggio, chi abbozza una "convivenza" per tutto l'anno. Non possiamo rispondere nemmeno alla domanda sul nuovo modello di lavoro che andrà a delinearsi nel post-pandemia da COVID-19. Primo tra tutti perchè ancora non abbiamo contezza della durata dell'emergenza, durata che è fondamentale sia per il cambiamento delle abitudini delle persone sia per la tenuta o meno del tessuto produttivo. E alla durata va affiancata anche la natura e l'ampiezza dei provvedimenti economici, fiscali e normativi che verranno presi, dai quali dipenderà molto del nostro futuro in un momento in cui la crisi è generalizzata e coincide in buona parte in uno stop involontario delle attività produttive. 

Quello che è possibile fare è chiedersi come sta cambiando il nostro rapporto con il lavoro e come sta cambiando il ruolo che il lavoro ha nella nostra vita. Da un lato il dramma a cui siamo messi di fronte in questi giorni mette in secondo piano tante preoccupazioni quotidiane legate al lavoro facendo emergere una scala di priorità "naturale" di cui si eravamo dimenticati. Milioni di italiani stanno scoprendo che il lavoro da casa, di fronte ad uno schermo,  ma è una forma di lavoro che ci lascia incompleti, come se mancasse qualcosa. Il rapporto annullato con il colleghi, le riunioni virtuali, la gestione di spazi, attività e tempi.  Sia chiaro, che il lavoro da remoto è l'unica soluzione per evitare gli spostamenti e i contagi. C'è chi parla di fine dell'economia (e quindi del lavoro) face-to-face, staremo a vedere. C'è poi un livello relativo alla ridefinizione dei settori produttivi, quali quello delle telecomunicazioni, l'IT, le piattaforme digitali, l'energia, gli alimentari, stanno crescendo mentre altri, quelli più legati a una esperienza fisica e relazionale, pagheranno pesanti conseguenze. Occorrerà quindi prestare attenzione alla possibilità di un rinnovamento (anche digitale).  Per questo però occorreranno gli adeguati supporti economici e finanziari che consentano anche a realtà piccole di restare in piedi o di nascere. Il futuro del lavoro risentirà molto di queste dinamiche, sia in termini di domanda di competenze che di mobilità internazionale. Non sappiamo quindi come potrà essere il lavoro dopo il coronavirus, ma è molto probabile che sarà diverso. Diverso per ciascuno e quindi, diverso per tutti. 

Autore:

Redazione Futuristi News

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